mercoledì 15 maggio 2013

Il Navigatore Solitario più anziano del mondo: Minoru Saito


Il marinaio più anziano del mondo ad aver concluso il giro del mondo in solitario è Minoru Saito 77 anni. Velista giapponese entrato nella storia dopo aver concluso il suo ottavo giro del mondo in solitario (record anche questo) e per di più avendolo realizzato da est verso ovest, ossia nella “direzione sbagliata” contro venti e correnti dominanti. Ci ha impiegato 1080 gioni arrivando a Yokohama il 17 settembre del 2011 dopo un terremoto, due tsunami, iceberg giganti, onde altissime e cinque tifoni, con un 50 piedi in acciaio: Shuten-dohjill. Minoru Saito ha anche dovuto fare i conti con il mal di schiena, un'ernia, un'operazione al ginocchio e organizzare la consegna delle sue compresse per il cuore, non sorprende, tenendo presente che lui ha 77 anni di età. Il suo viaggio di 28.500 miglia è andato bene fino a Capo Horn, dove una tre giorni di burrasca con onde di 30 piedi e 50 nodi venti hanno causato ingenti danni che gli hanno imposto di essere salvato dalla Guardia Costiera cilena. E' stato costretto a trascorrere i mesi invernali in un piccolo porto di Punta Renas, la città più meridionale del mondo, per riparare i danni sulla sua barca: il momento più buio del viaggio, ha detto. "Avevo queste grandi barche da pesca in acciaio che mi colpivano su entrambi i lati e se la mia barca non fosse stata fatta di acciaio, sarebbe stata schiacciata e affondata. "Ero davvero preoccupato che sarei potuto morire a causa dello stress e del freddo, ma non potevo lasciare la barca non protetta".Oltre a questo, durante la sua permanenza in Cile, è stato costretto a sottoporsi ad un intervento di ernia di emergenza, che ha ritardato ulteriormente il suo viaggio. Successivamente a causa di un terremoto nel sua doppiaggio di Capo Horn ha subito danni a causa di uno tsunami, ma è riuscito a proseguire la sua navigazione fino alle Hawaii; qui, fermatosi per le riparazioni allo scafo, è stato investito in strada da un auto, con conseguente operazione al ginocchio in ospedale. Era ancora lì l'11 marzo, quando la sua barca è sopravvissuta al secondo tsunami, innescato dal terremoto di Tohoku, località giapponese, causando ancora ulteriori ritardi. Per coronare la sua cronaca di battute d'arresto, ha poi pazientato per un totale di cinque tifoni prima di essere in grado di intraprendere l'ultima tappa del suo viaggio in Giappone. Tornato Mr. Saito ha detto: "Il mio corpo si sentiva stanco e la mia mente era nervoso, ma mi sono fermato per un paio di giorni in una piccola isola davanti a Yokohama e ho bevuto in alcune sorgenti di acqua calda. Ora mi sento molto bene". Al suo arrivo, è stato accolto con un messaggio da parte del navigatore solitario britannico Sir Robin Knox-Johnston, primo ad aver circumnavigato il mondo senza scalo, che ha scritto: "Si prega di dare le mie congratulazioni a Saito-san per la sua determinata circumnavigazione. Il suo successo porterà grande piacere ai suoi molti amici!". Oggi abita da solo sulla sua barca, non essendosi mai sposato, ma sempre in viaggio con una fotografia della sua defunta fidanzata tragicamente scomparsa in un incidente in mare in barca a vela. Egli porta con sé anche la coda di un serpente a sonagli che, dice, gli porta fortuna. E nonostante la sua più recente odissea che è durata più di 1000 giorni, è chiaro che egli ha ancora l'energia per altre avventure e spera che queste scappatelle potrebbero ispirare le giovani generazioni: "I giovani Giapponesi sono spesso troppo deboli e non fanno abbastanza", ha detto. "Hanno bisogno di sfidare se stessi e mettersi alla prova nelle difficoltà. Hai solo una vita da vivere e così devi sempre fare del tuo meglio!”

venerdì 10 maggio 2013

AC72 Artemis Scuffia e muore Simspon


L'America's Cup si tinge di nero per raccontare una tragedia del mare. In una sessione di allenamento lo scafo di Artemis Racing con undici uomini di equipaggio, stando alle ultime notizie si sarebbe rotto all'altezza della traversa di prua e sarebbe successivamente scuffiato. Nell'incidente è morto Andrew Simpson detto amichevolmente"Bart" 36 anni, finnista olimpico con una medaglia d'oro e una di argento nelle classi regine di Finn e Star. Si direbbe quindi un errore di progettazione o di costruzione. Dalle ultime ricostruzioni Simpson sarebbe rimasto intrappolato sott'acqua per ben dieci minuti, non è dato sapere se in maniera cosciente o svenuto. Ricordiamo che ogni uomo di equipaggio è dotato di una bomboletta d'aria per questo tipo di emergenze, ma questa dovrebbe avere la capacità, per quello che ci è dato saper, per solo tre minuti. I vari Team da tempo si allenano per questo tipo di gravi avarie, dopo quello che era successo con la scuffia di Team Oracle; si fanno anche prove di tuffo dalla piattaforma dalle piattaforme olimpioniche di dieci metri. Ma tutto è stato inutile. Questa coppa da tempo criticata per l'eccessiva estremizzazione sta ancora facendo parlare di sè. Il team di Luna rossa ha comunicato che prenderà tempo per 48 ore per riflettere. Patrizio Bertelli intervistato ci spiega il suo punto di vista: .....Così com’è non va bene, Occorre che i responsabili ne prendano atto. Non tutti hanno capito che siamo passati da un’America’s Cup romantica a una estrema. Siamo diventati come la formula 1 o i rally, dove però ci sono tutta una serie di strutture sia durante le prove sia durante le gare e parlo di medico, sicurezza eccetera. Noi invece andiamo in acqua senza tutto questo. Credo che se ci fosse stata un’imbarcazione di soccorso con sommozzatori e tutto forse quel ragazzo si poteva salvare;(Piccolo inciso, durante le prime tappe delle World Series sul campo di regata c’erano gli specialisti del Bergamo Scuba Angels, con mezzi e con la preparazione per interventi di pronto soccorso anche dall’elicottero, ndr) Cosa bisognerebbe fare allora? Bisognerebbe che ogni volta che usciamo in mare con l’AC72 si attivi tutta una serie di misure di sicurezza, con gommoni veloci, medici e tutto il resto. Rimane comunque l problema che ora siamo uno sport estremo. Occorre quindi cambiare. Già con gli AC45 con l’ala rigida abbiamo visto quelli che sono i problemi e le prestazioni. Questa Coppa con gli AC72 è un tentativo troppo estremizzato, bisogna rendersene conto. E cambiare, rivedere i regolamenti, tutto. Comunque questa Coppa sarà la prima ma anche l’ultima con gli AC72. Anche perchè non credo che a San Francisco possano far finta di nulla. Hanno scelto un campo di regata che è in pratica in mare aperto senza nessun tipo di sicurezza.
Intervista di E.Martinelli

martedì 7 maggio 2013

Segnali diurni per barche

Con l'avvicinarsi dell'estate è bene ricordarsi, nell'approntare tutti i materiali per le nostre navigazioni, di non dimenticarsi di munirsi dei necessari sistemi di segnalazione. Oltre quindi a ricontrollare le nostre dotazioni di sicurezza base quali estintore, salvagenti e razzi, è bene dotarsi degli appositi strumenti di segnalazione diurna che ci rendono visibili agli altri natanti e che contemporaneamente comunicano loro il nostro stato di navigazione. I segnali diurni sono costituiti  da tre figure geometriche, di metallo, plastica...che riproducono un cono, una sfera un cilindro, che vanno issati a bordo come in figura. Essi sono tutti di colore nero e diametro di 60 centimetri. Molto importante in mare rimane il fattore segnalazione poichè è indispensabile anticipare opportune variazioni di rotta per evitare abbordi. Controllare l'angolo di navigazione che teniamo rispetto ad un altro natante e sapere che tipo di avanzamento esso ha nei nostri riguardi è influenzato in maniera fondamentale dal suo tipo di propulsione, questa può essere diversa da ciò che ci appare. Ricordiamo che una barca a vela che naviga anche con l'ausilio del motore deve issare  sullo strallo un segnale conico nero con il vertice in basso. Altri segnali nautici qui.  Buon vento!
Immagine Guglielmi

sabato 5 gennaio 2013

Shackleton Epic: rivive la leggendaria attraversata della James Caird

[]....Disse che loro avevano navigato i mari dell' Antartico per quaranta anni e che volevano stringere la mano degli uomini che erano stati capaci di raggiungere, su di una barca aperta di sei metri e mezzo, la Georgia Australe dall'isola di Elephant attraversolo stretto di Drake....[] La scena si svolge in un locale sull'isola della Georgia Australe, base di balenieri norvegesi che viene definito come: "uno stanzone gremito di comandanti, ufficiali e marinai in cui c'era un fumo che si poteva tagliare con il coltello". L'immagine qui descritta rappresenta la fine di una delle più grandi avventure conosciute, quella degli uomini dell'Endurance. Il 3 gennaio 2013 alle 14.30 ha mollato gli ormeggi da Ushuaia la spedizione Shackleton Epic con la barca Alexandra Shackleton, fedele riproduzione della celebre James Caird che si ripropone di effettuare la stessa rotta storica con gli stessi mezzi a disposizione. La James Caird era la scialuppa di salvataggio della nave Endurance che affrontò 870 miglia marine nel burrascoso canale di Drake dopo essere stata modificata.
L'attrezzatura della Caird consisteva in un paio di binocoli, una bussola prismatica, una piccola cassetta di medicinali, quattro remi un secchio, una pompa, un fucile un' ancora galleggiante e una lenza da pesca oltre a qualche candela e dei fiammiferi, dei sacchi a pelo di renna. Due sestanti, un cronometro e le carte di navigazione. Nessun GPS a disposizione quindi per questi intrepidi marinai che tentano di riproporre la traversata; la coperta è calafatata come l'originale con cotone, oli per dipingere e biacca. A Capo di questa spedizione Australiana/inglese c'è Tim Jarvis che ha molta esperienza di spedizioni polari; fa parte dell'equipaggio anche Paul Larsen, il velista più veloce al mondo (67,74 nodi)."Sarò guidato da Shackleton come esempio di leadership  come lo sono stato nel corso del periodo di preparazione", ha detto Jarvis
shackletonepic.com

lunedì 30 luglio 2012

Lo scafo in legno

L'ossatura
Se esaminiamo da un punto di vista costruttivo lo scafo in legno di tipo tradizionale, vedremo che il suo scheletro è composto innanzitutto da un lungo e robusto elemento centrale chiamato Chiglia rinforzato superiormente da un corrispondente elemento centrale chiamato Paramezzale. Nella sua parte anteriore la chiglia si collega alla Ruota di Prua ( spesso collegata con l'aiuto di un Bracciolo che aumenta la solidità della giuntura; ed altrettanto avviene a poppa, dove la chiglia si attacca al Dritto di Poppa in un punto chiamato Calcagnolo. Talvolta a scopo di protezione sotto la chiglia si applica una Sottochiglia anche detta Falsachiglia.

 Il fasciame e la coperta

L'ossatura viene ricoperta all'esterno col Fasciame, costituito da corsi di lunghe e sottili tavole di legno che vengono fissate all'ossatura perpendicolare al Longarone di Chiglia e dette Ordinate; con le loro teste le tavole del fasciame si incastrano internamente in una apposita scalanatura (Battura) della ruota di prua e posteriormente nella battura del dritto di poppa. Lo spazio tra un corso di fasciame e un altro si chiama Comento. I comenti poi vengono resi stagni da un procedimento che consiste nell'inserimento tra essi di apposite cime filamentose con precisi ferri da battere: tale procedimento è detto Calafataggio o Calafatura. 
 
In ultima analisi si può notare dall'immagine la sezione dello scafo visto da poppa in cui compaiono tuuti gli elementi fondamentali che rendono galleggiante lo scafo dell'imbarcazione. Dalla chiglia parte la prima tavola del fasciame che prende il nome di Torello per poi salire verso l'alto fino all'Impavesata. I Madieri si posizionano sopra le Ordinate per rinforzare la struttura e su di essi si possono poi appoggiare le tavole che formeranno il pavimento della barca. Lo spazio tra queste tavole e l'ossatura dell'imbarcazione prende il nome di Sentina.

mercoledì 25 luglio 2012

Classificazione delle navi a vela

Il grande sviluppo della marineria e del commercio marittimo rese necessaria una classificazione delle navi a vela in base all'impiego, alla costruzione e allo stato di conservazione. L'istituto più noto di classificazione navale è il Lloyd's Register inglese, il cui nome deriva da quello di Edward Lloyd, proprietario nel 1764 di un caffè dove si riunivano armatori, capitani e assicuratori.
In tale sede venne deciso di compilare due registri, il Green Book per gli assicuratori e il Red Book per gli armatori, nei quali erano riportati i dati caratteristici di ogni nave. Nel 1834 fu istituito ufficialmenteil Lloyd's Register of British and Foreign Shipping. Un altro istituto assai famoso è il Bureau Veritas, fondato ad Anversa nel 1728, con sede a Parigi. Classificate in base alla propulsione, le navi a vela o velieri sono quelle propulse:..."mediante la forza naturale del vento che agisce su di un sistema di vele che imprime il movimento".

giovedì 20 ottobre 2011

Alessandro di Benedetto al Vendee Globe


Alessandro di Benedetto parteciperà al prossimo Vendee Globe nel novembre 2012. La sua barca (Team Plastik) sarà l'ex Akena, che nell’ultima edizione era capitanata da Arnaud Boissières. Imbarcazione già utilizzata da Thomas Coville e Sébastien Josse per un totale di quattro giri del mondo! La preparazione del marinaio è indiscussa: ricordiamo infatti che Alessandro vanta numerose imprese con relativi record. Attualmente si sta predisponendo la barca ai lavori di messa a punto riguardanti ogni componente. Ricordiamo inoltre il suo personalissimo Vendee Globe, realizzato con un Mini 6.50 modificato, conclusosi magnificamente dopo un disalberamento prima di Capo Horn e durato 270 giorni. Il quarto italiano al giro del mondo in solitario dopo l'ultima partecipazione di Simone Bianchetti e Pasquale de Gregorio che corse in classe 50 piedi. Il primo degli italiani al Vendee Globe ricordiamo fu Vittorio Malingri che durante la sua navigazione ruppè il timone e riparò a Tahiti. Buon vento Alessendro!